MASCHIO O FEMMINA: CHE DIFFERENZA C’E’?

Ciao, sono Andrea C., una ragazza di 13 anni che frequenta la “Virgilio”. L’anno scorso sono stata bocciata e mi vedo costretta  ad affrontare di nuovo la terza media…Ricordo quel martedì, il mio primo giorno di scuola e di calcio alla società sportiva “Cantera”… Mi sono a svegliata presto per prepararmi e andare in una nuova classe in cui non conoscevo nessuno, cosa che mi spaventava. Quella mattina, però, non è stata troppo difficile: infatti ho trovato molto simpatici compagni e prof. Dopo la scuola ho pranzato e sono andata, appunto, al primo allenamento di calcio. Appena arrivata, il mister ci ha fatto presentare. Quando è toccato a me ho detto: “Ciao! Sono Andrea C…” si sono messi tutti a ridere e io, non sapendo cosa fare, sono scappata verso lo spogliatoio piangendo. Sono tornata a casa a piedi e ho risposto a mia mamma, che mi chiedeva perché fossi già a casa, che avevamo finito prima. Il giorno dopo, a scuola, ho riconosciuto un mio compagno di calcio; mi si è avvicinato e ha urlato: “Andrea C., che nome ridicolo!”.  Tutti si sono messi a ridere… quanto avrei voluto che ci fosse una professoressa al mio fianco! Ma c’era solo un collaboratore, che non aveva preso l’accaduto sul serio. Il giorno dopo la coordinatrice di classe ha cambiato i posti nei banchi e sono capitata vicino ad Andrea C. (che in realtà si chiamava Marco), che mi ha detto: “Comunque io mi chiamo Andrea”. Almeno non ero l’unica e non mi sentivo più a disagio. Ogni intervallo lo passavamo insieme e finalmente avevo trovato un amico! Risolto il problema della scuola, ora restava solo quello del calcio, a cui non avevo per niente voglia di andare… Ma ero obbligata. Appena è arrivato il mister, i miei compagni si sono scusati per l’accaduto. Non li avevo perdonati del tutto, ma ero felice che si fossero accorti di avermi offesa. A fine allenamento, però, mi hanno picchiata, perchè il mister mi difendeva e sapevo anche che qualcuno era a conoscenza del fatto che ero stata bocciata ed ero sicura che questo influenzasse il loro giudizio su di me. Il giorno dopo sono corsa da Andrea (Marco!) per salutarlo. La giornata è passata in fretta e ci siamo diverti un sacco. L’ho invitato a casa mia e gli ho fatto conoscere mia madre, la quale era molto contenta che avevo fatto amicizia. Quando stava per andare via mi ha detto: “Allora ci vediamo domani!” e io gli ho risposto: “No, domani è sabato!”, allora se n’è andato. Bah, che strano! Passato un giorno mia mamma mi ha ricordato che c’era la partita di calcio. Non ci volevo andare, ma non volevo dirlo neanche a mia madre. Ero costretta. Ho giocato una bellissima partita ma, per sbaglio, ho fatto un autogoal. Meno bella è stata la fine della partita, nello spogliatoio. Ebbene si, mi hanno picchiata un’altra volta. Nel frattempo Andrea C. ( Marco!) aveva confessato a mia mamma che venivo bullizzata; ella poi è andata subito a parlare con il mister e gli ha confessato tutta la verità. Sono uscita dallo spogliatoio e sono salita in macchina per tornare finalmente a casa; mia mamma, però, si è fermata prima. Mi sono spaventata e lei mi ha chiesto: “Com’è andata la partita? Aspetta… da dove vengono fuori tutti questi lividi?”. Ho iniziato a balbettare: “Mm… b-b bene… s-sono… sono caduta”, si capiva che non mi credeva. “Dai Andrea, ormai so tutto; ho parlato con Marco (Andrea!) e il mister, ora puoi dire la verità”. Sono scoppiata a piangere e ho ammesso tutto, ma ero furiosa con Andrea. Lunedì, a scuola, non gli ho rivolto la parola ma, riflettendoci su, ho capito che lo aveva fatto solo perché mi voleva bene e desiderava aiutarmi. Quando mi sono scusata con lui ho lasciato il calcio per passare alla ginnastica ritmica… E la mia vita è tornata serena.

Classe 1A

De Acetis Ginevra, Pascarella Anna, D’Alonzo Matteo, Di Blasio Cristhian