FINALMENTE IN CAMPO

Ciao, io sono Agnese, una ragazza dai capelli mori con le ciocche bionde, gli occhi azzurri, tendenti al verde, viso tondo e di media statura. Vivo a Milano, una grande città del Nord Italia. Abito in una palazzina a tre piani, in un appartamento piccolo, proprio piccolo, ma allo stesso tempo accogliente. La mia stanza è la più disordinata, ma riesco sempre a trovare tutte le mie cose! Comunque, la mia storia ha origine a settembre scorso quando con l’inizio della scuola cominciai a praticare la ginnastica ritmica: adoravo questo sport, ma non ero molto brava. L’istruttrice diceva che dagli errori si impara. Mi impegnavo molto, ma purtroppo commettevo sempre molte imprecisioni, proprio per questo le “cose” a ginnastica non andavano nel migliore dei modi. A peggiorare le cose ci si misero le mie compagne di squadra che quando sbagliavo iniziavano a ridere e a prendermi in giro con le loro solite frasi, come: “sei goffa come un elefante”, “non sai fare nulla” o “come mai frequenti ancora il corso? “. E chi più ne ha, più ne metta. Insomma, lo sport che amavo più al mondo, si stava trasformando in un incubo.

Tutta colpa di Giulia, Sara e Martina. La prima era bassa, con i capelli castani e credeva sempre di essere la migliore, Sara, invece era una ragazza dai lunghi capelli biondi e gli occhi azzurri ed era sempre al centro dell’attenzione, infine la peggiore di tutte, la mente perfida di questo trio, era Martina che aveva occhi e capelli neri: era lei che diceva a tutte cosa fare e suggeriva le frasi per darmi sempre fastidio. A gennaio, però le prese in giro si fecero sempre più pressanti: ormai anche se commettevo il minimo errore Giulia, Martina e Sara trovavano animali oppure oggetti offensivi a cui paragonarmi.

Dentro di me ci rimanevo male, è vero, ma la voglia di migliorare sovrastava tutto. In qualche modo tutte quelle prese in giro mi aiutavano, mi motivavano, mentre le tre ragazze non riuscivano ad andare avanti ed erano sempre più concentrate sulla frase ad effetto da lanciarmi all’inizio della lezione seguente. “La mia cuginetta di cinque anni è di certo più brava di te! “ “Non sai fare niente!” “Tu, nella ginnastica non hai futuro!”

Queste erano alcune delle tante parole che si ripetevano nella sala. Per quanto erano concentrate nel deridermi, non si erano neanche accorte che pian piano stavo diventando sempre più brava, ma superarle mi sembrava impossibile: loro praticavano ginnastica da quando erano piccole, mentre io avevo iniziato solo l’anno precedente. Tuttavia di certo la voglia non mi mancava! Un giorno, addirittura, mi spinsero davanti a tutte. Fortunatamente non mi ferii, ma in quel momento nella sala rimbombarono risate e insulti di cui non voglio parlare. Fu umiliante al punto da farmi addirittura pensare di lasciare la ginnastica, ma quella voglia di migliorare fortunatamente mi fermò.

Giulia mi diceva sempre che il mio fisico non era adatto a quel tipo di sport, Sara mi riteneva antipatica, ma Martina… le sue prese in giro erano sicuramente quelle che mi irritavano di più: diceva che non meritavo di stare lì e che non ero all’altezza di avere delle compagne come loro. Insomma, facevano tutto questo per darmi l’idea che non ero abbastanza, ma come al solito io le ignoravo. Era maggio: il periodo delle gare nazionali e io restavo in panchina a guardare con un finto sorriso le mie compagne gareggiare. L’allenatrice aveva deciso che il mio posto doveva essere quello e si congratulava con il resto della squadra non prestandomi minimamente attenzione, quasi fossi inesistente.

La mia tristezza per non partecipare alle gare era tanta, ogni giorno sembrava più lungo e non passare mai; come le mie giornate sembravano infinite, così la mia tristezza continuava a schiacciarmi come fossi un moscerino. Tutto questo però non mi impediva di continuare ad allenarmi con impegno e costanza fino a non sbagliare più.

In uno di quei giorni, all’improvviso le cose cambiarono e quella che doveva essere una giornata qualunque divenne la giornata più bella della mia vita: l’allenatrice mi chiamò per sostituire una compagna che, poverina, si era infortunata.
Durante la gara io mi sentivo forte e sicura di me stessa e sapevo di poter mettere in pratica tutto ciò che avevo imparato durante l’anno. Dentro di me ero dispiaciuta per la ragazza infortunata, della quale avevo preso il posto, tuttavia sapevo che quello era il mio momento ed ero pronta a dimostrarlo a tutti.

Quando ebbi finito la coreografia toccò ad altre due atlete, dopodiché uscì il risultato e io ero emozionata.

Martina, Giulia e Sara si erano esibite molto bene, però dopo la mia dimostrazione le cose iniziarono a cambiare: quando sentii pronunciare il mio nome come vincitrice non riuscii a trattenere le lacrime.
Allora tutti i miei compagni vennero a congratularsi, comprese Sara, Giulia e Martina.

Nei loro occhi si vedeva che non ero più la compagna da prendere in giro.

 

Isabella Ciarcelluti, Viola Danza, Filippo De Flaviis, Greta Recchia, Paolo Sciarrelli, Emanuele Sorbo e Ciara Tsankova

1B “Virgilio”