MANUEL, IL RAGAZZO A CUI PIACEVA LEGGERE
Manuel era un ragazzino indipendente, molto solitario e non amava essere al centro dell’attenzione.
Viveva in una famiglia ricca, ma nonostante tutto, non si sentiva superiore e non lo aveva mai pensato.
Aveva i capelli biondo oro, gli occhi di un marrone chiaro ed era molto magro. Infatti, non praticava sport e dedicava tutti i pomeriggi a leggere e studiare. Era un ragazzino felice fino a quando, per motivi di lavoro del padre, non dovette trasferirsi in un’altra città, precisamente a Milano, lontana dalla sua casa, dalla sua scuola e dai suoi amici più stretti. Scuola nuova, amici nuovi…o forse no!
Questo pensava Manuel guardando dal finestrino della macchina mentre percorreva chilometri verso la sua nuova casa. «Mamma, dobbiamo per forza cambiare casa, scuola…insomma tutto?» chiese speranzoso Manuel con un soffio di voce.
«Tesoro, se non ci trasferiamo, tuo padre rischia di perdere il lavoro!» disse la mamma con tono fermo.
Manuel non rispose e si girò verso il finestrino guardando l’autostrada dove le macchine sfrecciavano come cavalli impazziti. Poi tirò fuori dal suo zainetto un libro di medie dimensioni e, letta qualche pagina, si addormentò. Quando si risvegliò i suoi occhi non potevano credere a quello che stavano guardando: si trovava a Milano, una città grande, strapiena di gente e dove si innalzavano potenti e altissimi palazzi.
In uno di quei palazzi si trovava il suo appartamento. «Un altro paio di minuti e siamo arrivati» disse la mamma con tono dolce. Dopo qualche minuto si ritrovò nella sua nuova casa. Senza dare neanche un’occhiata alle altre stanze, si diresse in camera sua e sistemò la sua roba per poi distendersi sul letto. Non voleva sentire nessuno, neanche cenare e si addormentò fino alla mattina successiva. Alle sette del mattino la sveglia suonò: era arrivato il primo giorno di scuola.
Manuel si recò a scuola accompagnato da sua madre. Ad ogni passo l’ansia saliva, fino a quando non arrivò nel cortile della scuola dove la salutò. Entrato nella sua aula, non sapendo cosa fare, si sedette ad un banco e si mise a leggere un libro d’avventura. Tre ragazzacci, passando lì vicino, lo presero in giro: «Hai visto, Mario? Lo sfigato legge!» disse il primo. E l’altro rispose: “Sì, Edoardo, guarda il topo di biblioteca!” «Va’ in biblioteca, sfigato!» disse il terzo. Manuel non prestò molta attenzione nei confronti del trio. Uno di loro gli strappò il libro dalle mani mostrando un’espressione severa e minacciosa e lo gettò a terra. A questo punto Manuel raccolse silenziosamente il libro, che poi fu nuovamente buttato, alzò lo sguardo e prese parola dicendo: “Ragazzi, adesso basta. Siete molto simpatici, ma non rovinatemi il libro”. Uno dei tre si mise a ridacchiare e con tono scortese disse: “Guarda che non saremo mai tuoi amici, non ci piacciono i ragazzi che si presentano solo con un libro!”. Subito suonò la campanella e una signora dall’aria dolce si presentò davanti agli studenti, augurando a tutti il buongiorno: era la professoressa Clara, la docente di matematica. Sistemando vari libri sulla cattedra, parlò alla classe: “Ragazzi, oggi è arrivato nella nostra scuola un nuovo alunno: Manuel Costantini. Dai parlaci un po’ di te e del tuo trasferimento”. Alzandosi in piedi Manuel lasciò il libro sul banco, ma era teso e così inciampò. Tutta la classe scoppiò in una fragorosa risata. L’insegnante richiamò la classe più volte, nel tentativo di zittire gli alunni. Lui intanto si rialzò e decise di rimettersi a sedere senza dire una parola. Le ore passarono veloci fino alla ricreazione, dove non fu degnato neanche di uno sguardo o di una parola, se non dalla professoressa, che lo incoraggiò a cercare di inserirsi. Lui, però dopo la vergogna provata precedentemente, non volle nemmeno provarci. La campanella suonò e Manuel si affrettò a tornare a casa. Insomma, quel primo giorno di scuola non fu così accogliente come se l’aspettava. Il giorno dopo, entrato in classe, trovò il banco imbrattato di insulti e frasi cattive. Alzando la testa ritrovò i tre con un disegno orribile che sembrava rappresentarlo come un topo che leggeva un libro. A ricreazione lo insultarono nuovamente, spintonandolo alle spalle e prendendolo in giro. Fu bullizzato ancora, ancora e ancora, fino ad essere escluso dalle feste ed essere soprannominato “il Topo di biblioteca”. I giorni passavano e gli insulti pesavano sempre di più. Un giorno il papà di Manuel lo accompagnò a scuola in macchina, una macchina molto costosa. I suoi compagni iniziarono così anche ad invidiarlo. Quel giorno per Manuel fu il peggiore della sua vita: il gruppetto di bulli aveva un altro motivo per prenderlo in giro. Ovviamente, le offese continuarono ad aumentare e mai nessuno alzava un dito per difenderlo. Manuel non ce la faceva più, stava scoppiando. Ogni giorno sua madre faceva fatica a convincerlo a uscire di casa. Iniziò addirittura a convincersi di essere veramente uno “sfigato”, perciò non voleva più leggere come una volta e non voleva più mangiare. Un lunedì,Mattia, un suo compagno di classe, lo vide alle prese con i bulli e lo aiutò a raccogliere i libri che gli avevano fatto cadere. Poi raccontò tutto alle insegnanti, mostrando loro il libro rovinato dai bulli come prova. Il giorno dopo i bulli furono sospesi e la preside parlò con i loro genitori. Vennero istituiti degli incontri per discutere sul bullismo e per cercare di trasmettere l’importanza della gentilezza e del rispetto per tutti. Manuel ritornò ad essere un ragazzo felice. Capì che chiedere aiuto non è una debolezza, ma un segno di coraggio, che il bullismo può ferire in modo profondo e per neutralizzarlo bisogna restare uniti e non restare indifferenti.
Davide Conte
Vittoria Castellucci
Marianna Ceci
Lorenzo Berardinelli
Viviana Archidiacono
1a B
