L’anno che non dimenticherò mai

Era settembre, la giornata era calda e soleggiata come fosse ancora estate. Davanti alla scuola una folla di genitori era addossata al cancello insieme ai propri figli, in attesa del suono della campanella: anche per Paola quello sarebbe stato il primo giorno di scuola media.

La mamma l’aveva rassicurata lungo il tragitto: “Sarà un gran cambiamento, ma vedrai che andrà bene”.

Si sentiva emozionata, ma allo stesso tempo spaventata: temeva che non sarebbe riuscita a fare amicizia o, peggio, che qualcuno l’avrebbe presa in giro. Paola aveva 11 anni e ogni volta che si guardava allo specchio vedeva una ragazza bassa e in sovrappeso. Non era sempre stato così, almeno fino all’anno precedente, quando alcune ragazze di un’altra classe avevano cominciato a prenderla in giro per il suo aspetto. Per fortuna la scuola era finita, l’estate era trascorsa senza pensieri e Paola si era lasciata quei brutti momenti alle spalle. Ma da qualche giorno, il vecchio timore era tornato più forte che mai.

Entrò in classe con un nodo allo stomaco e, in silenzio, si sedette al suo posto, scegliendo un banco in fondo all’aula.

Cercò di non attirare l’attenzione rimanendo seduta ma, sfortunatamente, appena suonata la campanella della ricreazione un ragazzo le si avvicinò, sembrava avere un’aria gentile. «Ciao, tu sei Paola, giusto? Piacere, Edoardo»  “ Piacere, io sono Paola” Nel frattempo qualche compagno si era avvicinato.

«Volevo sapere… qual è il tuo soprannome? Nana cicciona?». Tutti, ma proprio tutti i ragazzi che formavano intorno a lei un cerchio, risero con lui.

Paola si sentì sprofondare nella sedia, era così imbarazzata che non riusciva a parlare.

Quella prima giornata passò più lenta di come se lo sarebbe aspettata. Si chiese con angoscia se davvero già dal primo giorno di scuola qualcuno avesse deciso di prenderla di mira.

Fu così anche nei giorni seguenti: al suono della campanella Edoardo e i suoi amici si avvicinavano a Paola e iniziavano a rivolgerle una serie di insulti sul suo aspetto esteriore.

A ogni insulto, Paola sentiva il cuore farsi più pesante. In classe era sempre più distratta, non faceva più attenzione alle lezioni, fissava continuamente l’orologio in attesa che suonasse la campanella. A volte provava a scappare in bagno per rifugiarsi lontano da quei bulli, ma spesso la bloccavano o non riusciva ad uscire perché qualcuno prima di lei aveva chiesto di andare in bagno. Non faceva altro che pensare che sarebbe rimasta in classe con quei compagni per tre lunghi anni. Sarebbe stato un vero calvario!

Un giorno, quando tornò a casa, era così triste, imbarazzata e delusa da dire a sua madre: «Mamma, non voglio più andare a scuola!»

«E perché amore?»  le domandò la mamma.

«Perché mi prendono tutti in giro per il mio aspetto fisico!» rispose con un tono angosciato.

«Senti, a volte le persone che prendono in giro sono quelle che stanno peggio, devi solo ricordarti che sei una ragazza coraggiosa, premurosa e con un cuore aperto a tutti.»  Paola inizialmente pensò che la mamma le dicesse così solamente perché le voleva bene, dato che era sua mamma. Poi, però, si sentì rassicurata e trovò la forza per  andare a scuola.

Il giorno dopo, quando suonò la campanella della ricreazione successe qualcosa di diverso da ciò che si sarebbe aspettata.

Le si avvicinò una ragazza con i capelli ricci, si chiamava Marianna. “Posso sedermi vicino a te?”

In quel momento Paola pensò che Marianna fosse solo una di quelle ragazze che l’avrebbero voluta prendere in giro, ma per la troppa paura, le fece cenno di sì. Quando Marianna si sedette, per la prima volta Paola provò un senso di sollievo e protezione

«Non lo ascoltare, sai? Prende sempre in giro tutti. È solo un modo per farsi notare…» disse Marianna.

«Comunque…»

«Comunque?» chiese Paola.

«Ti va di giocare con me?» chiese.

Da quel giorno Marianna e Paola diventarono inseparabili. Trascorrevano insieme i pomeriggi e le ricreazioni a scuola. Paola iniziò a sentirsi finalmente apprezzata, dopo tutti quegli insulti da parte dei compagni. Sentiva di aver trovato un’amica speciale. Il gruppo si allargò con Luca e insieme passavano quasi tutte le ricreazioni a disegnare: tutti e tre erano appassionati di fumetti. Erano i “Disegnatori Coraggiosi”, come si erano soprannominati scherzando.

Un giorno, Edoardo, vedendoli ridere insieme, cercò di provocarli:

«Ehi, perdenti! Vi piace disegnare come i bambini di due anni?»

Quella volta, però, Marianna si alzò in piedi e gli disse:

«Sai, se smettessi di prendere in giro gli altri potresti divertirti pure tu!» ribadì con tono deciso.

«Infatti, prendere in giro i più deboli ti rende più solo di tutti!» disse Luca.

Edoardo abbassò lo sguardo e si allontanò con un’espressione irritata. In quel momento, Paola si pose molte domande: era imbarazzato? Si sentiva in colpa? Forse finalmente sarebbe cambiato, oppure avrebbe continuato a fare il bullo come nulla fosse?

Da quel giorno Edoardo smise di prenderli in giro.

Passarono alcuni giorni dall’accaduto. Un pomeriggio, durante il laboratorio di arte, Edoardo si avvicinò a Paola con aria imbarazzata: “Potresti insegnarmi a disegnare?” Per un attimo Paola pensò che stesse fingendo e che avrebbe tirato fuori qualcuno dei suoi soliti insulti. Ma non accadde. “Certo, ma niente battute.” Edoardo sorrise. “Promesso!”

Giugno arrivò in un batter d’occhio. Quell’anno scolastico non era partito benissimo, ma si era concluso al meglio. Paola non era più conosciuta come la “Nana Cicciona”, ma era una ragazza coraggiosa e premurosa, ma soprattutto la miglior insegnante di disegno che i compagni potessero avere.

1E Cristian Di Taranto, Giorgia Moio, Daniele Ciarrocchi, Valentina Ronca