LA MIA VOCE CONTRO IL SILENZIO
Mi chiamo Bryan, ho tredici anni e da poco mi sono trasferito a Milano, dove ho iniziato a frequentare una nuova scuola. Qualche mese fa ho conosciuto Kevin nel cortile del nostro palazzo e da subito siamo andati d’accordo; in pochi mesi eravamo diventati buoni amici.
Prima abitavo a Genova, mi sono trasferito a causa della separazione dei miei genitori. Adesso vivo con la mamma e vedo il papà nei fine settimana. Ogni volta che ripenso alle loro litigate mi viene la sensazione che sia tutta colpa mia. Anche quando ero più piccolo litigavano ma non ci facevo caso. Dalla loro separazione sono diventato improvvisamente silenzioso. Chi mi conosce adesso pensa che io sia sempre stato un ragazzo riservato e timido. Ero Bryan, ma sentivo di aver perso una parte di me a Genova.
Oggi è il mio primo giorno di scuola, ho paura di come possano essere i professori e i compagni. Mi batte forte il cuore e la testa mi gira un po’, come sempre quando sono in ansia.
Mi ritrovo davanti allo specchio e vedo un ragazzo con i capelli rossi simili ad un cespuglio, occhi color castagna e naso che mi sembra sempre troppo grande. Sono molto insicuro di me e ho sempre paura di quello che gli altri possono pensare di me.
Sento il telefono squillare, è il mio amico Kevin che mi stava aspettando sotto casa per andare a scuola insieme; scendo ma non vedo nessuno, così decido di mandargli un messaggio, ma proprio un secondo prima che lo mandassi qualcuno da dietro mi prende il cappuccio della felpa e me lo tira; mi giro e vedo Kevin, insieme a due suoi amici, Gianluca e Giacomo. Non ci faccio caso, pensavo fosse una sorta di buongiorno per scherzare, così sorrido e dico: “Dai, andiamo a scuola”.
Arrivati a scuola, Kevin, Gianluca e Giacomo si dirigono verso un gruppo di ragazzi. Mi avvicinai anch’io e vidi un ragazzo per terra tutto dolorante, era Marco, un compagno di un’altra sezione che avevano appena spinto. Cercai di aiutarlo ma Kevin mi fermò. “Non sono affari nostri, Bryan. Lascia stare” mi sussurrò, con una freddezza che non conoscevo. Entrati in classe, subito qualcosa attirò la mia attenzione: un ragazzo con capelli simili ai miei, solo di colore diverso e un fisico alquanto perfetto. Mi sedetti accanto a lui e gli chiesi come si chiamava: “Piacere, me llamo Alejandro”. Wow, pure spagnolo! Kevin ci lanciò uno sguardo strano da lontano. Non mi piaceva.
Finite le lezioni, chiesi a Kevin perché non aveva voluto che aiutassi quel ragazzo e lui mi rispose che non erano affari miei; “Se vuoi fare l’amico degli sfigati, fai pure, ma non rompere le scatole a noi” mi disse, allontanandosi con i suoi amici. Non era più il Kevin che conoscevo, era diventato in un attimo distaccato e insensibile.
Da lì, Kevin aveva deciso che io fossi il suo bersaglio. La scuola era diventata un incubo. Passarono settimane in quel modo, ogni mattina era un peso. Ogni giorno la stessa storia. “Ehi, guarda chi arriva! Il rosso!” gridava Giacomo, mentre Gianluca e Kevin scoppiavano a ridere.
Un giorno, Kevin mi si avvicinò e disse a voce alta: “Ehi Bryan, è arrivato papà a prenderti? Ah no, scusa. È a Genova, vero? Che peccato, gli manchi tanto?”. Gianluca e Giacomo scoppiarono in una risata sguaiata. Sentii una fitta allo stomaco. Era la ferita più grande che potessero toccare. Mi sentii di nuovo come quando i miei litigavano: inutile e colpevole.
Sentii gli occhi bruciare, ma riuscii a non piangere, concentrandomi sul pavimento. In quel momento capii che il Kevin che credevo di conoscere non era mai esistito.
Kevin mi spingeva contro gli armadietti. “Attento a non rovinarti il ciuffo… magari serve per conquistare Alejandro, eh?”
Le loro risate riempivano il corridoio. Io abbassavo la testa e facevo finta di niente, ma dentro di me mi sentivo piccolo, invisibile.
Un giorno, mentre cercavo di nascondermi dietro la palestra, Luca, un mio compagno di classe, mi trovò seduto per terra.
“Bryan… di nuovo?” chiese piano.
“Lascia stare, Luca. Tanto non cambia nulla.”
“Non puoi continuare così. Devi parlarne con qualcuno.”
“E dire cosa? Che non so difendermi? Che mi fanno paura?” risposi, con la voce che tremava. Luca si sedette accanto a me: “Non avere paura, sei solo stanco e sfinito di sopportare tutto questo. Ma non sei solo, capito? Devi trovare il coraggio di farti aiutare.”
Quelle parole mi rimasero dentro. Iniziai a pensarci, a immaginare come sarebbe stato non dover più scappare.
Dopo le parole di Luca, dentro di me qualcosa era cambiato. Il giorno dopo, all’uscita, vidi Alejandro davanti al cancello. Mi salutò con un sorriso che mi sciolse il cuore.
“Ciao, Bryan! Ti va di fare un pezzo di strada insieme?”
“Sì, certo…” risposi, cercando di non arrossire.
Ma poi sentii la voce di Kevin alle spalle. “Guardate, il nostro eroe ha trovato il fidanzatino!” Gianluca e Giacomo sghignazzarono come sempre. Io mi voltai tremando, ma prima che potessi dire qualcosa, Alejandro fece un passo avanti. “Avete finito?” disse calmo ma con gli occhi fermi. “Siete solo dei codardi”.
Kevin fece per replicare, ma rimase in silenzio. Forse non se lo aspettava. Io lo guardai, e per la prima volta non abbassai lo sguardo. “Già, Kevin”, dissi con voce più ferma del solito. “Non ti fa sentire meglio umiliare gli altri. Ti fa solo sembrare vuoto”. Kevin si fece rosso in faccia, era imbarazzato, ma soprattutto colto di sorpresa. Si capiva che le mie parole lo avevano toccato.
Il silenzio che seguì durò pochi secondi, ma mi sembrò eterno. Kevin sputò a terra e se ne andò, con Giacomo e Gianluca dietro di lui.
Più tardi, Luca mi trovò nel cortile. “Lo hai fatto davvero!” disse sorridendo. “Non da solo”, risposi. “Grazie a te. E anche a lui”.
Il giorno dopo andammo insieme a parlare con la professoressa. Raccontammo tutto. Kevin e i suoi amici furono sospesi per una settimana, ma quello che contava era un’altra cosa: avevo ritrovato la mia voce.
Capii che chiedere aiuto non è una debolezza, ma coraggio. E che a volte basta un amico, o uno sguardo gentile per ricordarti che vali molto più di ciò che dicono gli altri.
1E Benedetta Mariani, Giada Sequino, Mattia Costantini, Marco De Lellis
