Una partita decisiva

Lara Para aveva 12 anni. Era di bassa statura, magra, capelli castani, occhi verdi e sognava di diventare una calciatrice professionista. Si era allenata fin da piccola e da poco, a causa del trasferimento della sua famiglia in una nuova città, aveva iniziato a frequentare una nuova squadra di calcio maschile, in cui giocava nel ruolo di portiere. Purtroppo, le cose non andavano bene come Lara aveva sperato. Veniva presa in giro da alcuni compagni: Armando, Giampiero, Antonio e Samuele. Era l’unica femmina nel gruppo e nonostante fosse portiere non riusciva a parare nessun tiro degli avversari. I compagni di squadra la apostrofavano con una battuta fissa: “È arrivata Lara, perché fa di cognome Para se non para nulla?!”

Un giorno, durante l’allenamento, arrivarono due ragazze nuove. Il mister le presentò: “Buongiorno ragazzi, sono arrivate due nuove compagne, Emily e Ilaria. Forza, presentatevi uno alla volta, io mi devo allontanare per fare una telefonata”. Subito i ragazzi approfittarono dell’assenza del mister e cominciarono a bisbigliare cose contro Lara, senza preoccuparsi che potesse sentirli: “Ne avevamo già una scarsa! Adesso altre due…”; diceva Armando. “Già c’è Lara che non ne para una…. figuriamoci quelle!” – continuò Giampiero. In quel momento, il mister, avvicinandosi, urlò: “Silenzio! Solo perché sono ragazze pensate che non siano alla vostra altezza? Sono bravissime! Guardate!”. Con queste parole, l’allenatore passò la palla alle due nuove giocatrici e fece svolgere loro degli esercizi, tutti superati alla grande. I ragazzi rimasero spiazzati e infastiditi, ma Lara si sentiva sempre più emarginata e umiliata davanti alla squadra perché tutte quelle prese in giro l’avevano convinta di essere davvero incapace. Nonostante ciò, continuava ad amare il calcio e si sforzava di non dare peso al giudizio degli altri.

Passò un po’ di tempo e Lara si sentiva sempre più triste e sola, anche le compagne le sembravano altezzose e troppo brave per accorgersi di lei. Soluzione? Darsi malata. Così nessuno l’avrebbe cercata. Non aveva ancora capito che Emily e Ilaria oltre ad essere brave atlete erano preoccupate per lei e non condividevano il giudizio dei quattro bulli.

Decisero di andare a trovarla. “Che ci fai ancora distesa sul letto?! Andiamo ad allenarci” disse Emily. Subito Ilaria le prese i vestiti e la buttò giù dal letto. Mentre si vestiva, Lara si confidò con loro raccontando le continue offese dei compagni. Le ragazze l’avevano spronata ad uscire e a non dare retta al giudizio continuo dei ragazzi, poiché questo aveva l’effetto di scoraggiarla e farla giocare male. E non solo, le ragazze le avevano promesso che l’avrebbero aiutata a migliorare nelle parate, in modo da diventare una vera professionista.

Passarono alcune settimane, arrivò il giorno del torneo. Lara era sicura di sé adesso, si era allenata duramente ed era intenzionata a concentrarsi al massimo sulla partita. Anche le compagne credevano in lei ed erano fiduciose in un ottimo risultato. La prima squadra che avrebbero affrontato era temuta da tutti: il morale della squadra era basso, ma le ragazze incoraggiavano e spronavano gli altri a fare del proprio meglio.

Quando entrarono in campo un po’ d’ansia si sentiva, ma passò subito. Gli avversari provarono più volte a tirare la palla in porta, ma Lara era estremamente determinata a parare. Non pensava più ai compagni e a cosa le avrebbero detto se non avesse parato, ma ripensava alle parole motivanti delle sue nuove compagne.

Verso la fine del secondo tempo erano incredibilmente ancora zero a zero quando ecco arrivare verso la porta il più forte degli avversari, deciso a segnare un gol che sarebbe stato decisivo. Lara focalizzò lo sguardo sulla palla. L’avversario la calciò con tutta la sua forza. Subito, Lara si buttò per pararla e ci riuscì. Qualche istante dopo l’arbitro suonò il fischietto e la partita si concluse con un pareggio. Il mister e i compagni di squadra rimasero sorpresi e corsero tutti insieme ad abbracciarla. Armando, Giampiero, Antonio e Samuele si scusarono con lei e le fecero persino i complimenti.

Tornando negli spogliatoi, Lara ringraziò con un abbraccio Emily ed Ilaria. “Siete le mie eroine,” sussurrò. Emily sorrise: “Nessuna eroina, siamo una squadra. E d’ora in poi, pariamo insieme, ok?”.

Da quel giorno loro tre, a detta del Mister, diventarono le più brave della squadra e Lara non diede più peso al giudizio degli altri ma decise di credere in se stessa e nella grandezza dei suoi sogni.

1E Alice Caruso,  Gift Ogbeide, Ilenia Mencarani, Martina Zaramelli, Mario Nuccitelli