LA RAGAZZA BACIATA DAL SOLE

Angela aveva undici anni e viveva in un piccolo paesino, circondato da campagne. Aveva i capelli ramati sempre un pò spettinati, occhi verdi e una cascata di lentiggini che le attraversavano il viso, come delle stelle lucenti su una mappa segreta.

A scuola, però, quelle stelle sembravano non piacere a nessuno.

Ogni mattina percorreva il viale alberato che portava a scuola, con uno zaino pesante e un silenzio ancora più gravoso: quello dei suoi pensieri. Tra quei banchi non si sentiva al sicuro, ogni giorno i compagni la deridevano.

“Faccia di ruggine” diceva Giada.

“Hai il viso sporco” continuava Matteo.

“Hai la pelle a  pois sembri malata ?”aggiungeva  Luca.

Le parole si infilavano sotto la pelle più delle puntine da disegno. Angela fingeva di non sentire ma ogni sera si guardava allo specchio e cercava di contare le lentiggini, come se volesse capire dove aveva sbagliato a nascere così.

Sua madre le diceva sempre: “ Sono bellissime, sono il segno del sole che ti ha baciata.”

Ma a scuola non c’era sole. Solo ombre.

La mattina si truccava di nascosto, cercando di coprire quel “difetto”. Ma non funzionava: sembravano tornare fuori ancora più visibili e ogni volta che qualcuno rideva, Angela abbassava lo sguardo e nascondeva il suo viso sul banco.

La professoressa di italiano, spesso, le spiegava che le lentiggini sono macchioline di sole che si posano sulla pelle e che rendono ognuno di noi speciale e aggiungeva che la bellezza non è solo nell’aspetto, ma nell’essere gentili, generosi e  «luminosi» come le stelle che ognuno porta dentro. Tuttavia, nonostante queste parole, Angela continuava a sentirsi insicura: voleva essere come gli altri — con la pelle senza puntini, morbida e uniforme — invece si sentiva sempre più “diversa”.

Un giorno a scuola arrivò una donna, con una macchina fotografica enorme. Si chiamava Simona, una fotografa che stava girando l’Italia per un progetto chiamato “VOLTI VERI”. Cercava ragazzi e ragazze con tratti particolari, originali e autentici.

Il progetto prevedeva una giornata di scatti nel cortile della scuola e ogni studente poteva decidere se farsi fotografare oppure no.

“Voglio raccontare con le immagini la bellezza che il mondo non vede”, disse Simona agli studenti. “A volte ci vogliono occhi diversi per vedere quello che è sempre stato lì.”                

Angela, ovviamente, non voleva partecipare. “Figurati se fotografano me” pensava. Ma la sua professoressa la incoraggiò:
“Solo uno scatto, Angela. Fallo per te. Non per gli altri.”

Così, a malincuore, un pomeriggio si mise in fila. Quando fu il suo turno, la fotografa la guardò con uno sguardo gentile e disse:
“Oh. Hai le lentiggini più belle che abbia mai visto. Sembrano sabbia dorata su una spiaggia d’inverno. Posso provare a raccontarle?”

Angela non parlò. Si mise seduta, fece un respiro profondo e lasciò che lei scattasse. Niente pose forzate, niente sorrisi finti. Solo lei, i suoi occhi grandi e le sue lentiggini.

“Fatto” disse Simona dopo qualche minuto. “Ti va di vedere la foto? La stamperò per te.”                                                                                                                                                     Angela tornò a casa con la testa piena di pensieri. Nessuno, fino a quel momento, le aveva mai detto che il suo viso era speciale. Nessuno aveva guardato le sue lentiggini con stupore, come se fossero qualcosa di prezioso. Lì ad aspettarla  c’era Simona con la sua foto stampata su carta lucida. Quando Angela la vide, restò in silenzio. Si riconobbe… e allo stesso tempo si rese conto che c’era  qualcosa in quello scatto che non aveva mai visto prima: forza, dolcezza, autenticità ma soprattutto bellezza.                                                     “Questa sono io?” chiese.
“Sì” rispose Simona. “Tu, senza filtri. E sei meravigliosa.”                                                             Angela guardò ancora la foto. Le lentiggini brillavano sotto la luce, gli occhi sembravano pieni di storie da raccontare. In quel momento, capì che non doveva più nascondersi, che quei puntini erano parte di lei, non un difetto da cancellare.

Due settimane dopo, il progetto “VOLTI VERI” fu presentato in una mostra cittadina, nella biblioteca comunale e gli studenti andarono in visita con le classi. Camminando tra le foto, a un certo punto i suoi compagni si fermarono: una delle immagini centrali era di Angela.

Niente sfondo colorato, solo il suo volto contro una parete chiara, e una luce naturale che sembrava accarezzare le sue lentiggini. Sotto la foto, una didascalia scritta:

“Angela, 11 anni. La ragazza baciata dal sole”

La sala era silenziosa. Alcuni compagni si avvicinarono.

Giada le disse piano:
“Ehi… sei bellissima in questa foto.”
E Matteo, arrossendo, aggiunse:
“Sembri uscita da un film. Scusa per le battute stupide, ok?” Angela non sapeva cosa dire, si limitò a sorridere. Non perché voleva il loro perdono, ma perché sentiva, per la prima volta da tanto tempo, di non dover più nascondere nulla.                                                                 Qualche giorno dopo, ricevette una lettera, era di Simona. Diceva:

Cara Angela, la tua immagine è stata una delle più apprezzate della mostra. Alcune riviste giovanili mi hanno chiesto di usare il tuo ritratto per una campagna pubblicitaria. Ovviamente, solo con il tuo permesso. Fammi sapere. E grazie per aver condiviso la tua luce.
– Simona

Angela mostrò la lettera ai genitori. Piangevano, ma di gioia. Lei accettò.
La sua foto fu pubblicata anche nel giornalino della scuola, con il titolo: “Sii come sei”.            Alcune scuole cominciarono a usarla come esempio nei corsi contro il bullismo. Angela non  solo diventò famosa — e non era quello che cercava — ma anche un esempio per i ragazzi della sua scuola.                                                                                                                                                      In classe tutto cambiò, non perché improvvisamente tutti erano gentili, ma perché Angela non aveva più paura anzi quando qualcuno faceva una battuta, lei alzava lo sguardo, tranquilla:
“Ho le lentiggini. È il modo in cui il sole ha deciso di ricordarsi di me.”                                             Ogni mattina Angela camminava per il viale alberato della sua scuola con lo zaino un po’ meno pesante e il silenzio pieno di nuovi pensieri: disegni, colori, sogni.

Classe 1F a cura di: Di Giovanni Diego, Rossoni Lorenzo ,La Torre Emmanuel, D’Angelo Enrico, Cellini Natan, Maricotti Riccardo