“Le corde della luna”
Luca non riusciva mai a stare fermo. Le gambe si muovevano sotto il banco come se volessero correre via. Le dita tamburellavano sul libro e spesso canticchiava, la mente viaggiava lontano, nel suo mondo, dove nessuno poteva raggiungerlo. Non era per svogliatezza! Era come se dentro avesse un fuoco sempre acceso. Da quando sua madre se n’era andata, sembrava che tutto nel suo corpo cercasse di fuggire dal suo dolore. “Luca, smettila!” “Luca, stai attento!” “Luca, torna tra noi!”
Le voci dei professori lo rincorrevano tutti i giorni. Luca non aveva parole giuste per spiegare quel vuoto incolmabile.
Poi c’erano i compagni.
“Ma che hai le pulci?”
“Cos’è che non va?”
“Ah già…sei quello strano, quello che gli è morta la madre!” e poi ridevano.
Ogni risata era per Luca un colpo che gli toglieva il respiro.
Un giorno, durante l’intervallo, stava giocando da solo con un pallone sgonfio trovato in giardino.
Si avvicinarono due ragazzi più grandi. Uno lo prese in giro: “Bravo, gioca da solo…tanto sei abituato, a casa non c’è la mammina che ti aspetta!”.
Un altro con un ghigno antipatico: “Forse tua madre è volata via perché non ne poteva più del figlio matto.”
Luca lasciò cadere il pallone, i suoi occhi si riempirono di lacrime, il dolore che sentiva lo lacerava ogni volta di più. Eppure, proprio da quel dolore iniziò la sua rinascita. Luca non riusciva a star fermo perché se si fermava sentiva troppo.
Sentiva il vuoto, il silenzio in casa, il profumo della madre. Luca sentiva tutto questo e ciò gli faceva tanto male.
Un giorno, dopo l’ennesimo rimprovero la professoressa si avvicinò e con tono pacato gli chiese:” Luca puoi uscire un attimo, con me dalla classe ?” Lui obbedì, si avvicinò nervoso e preoccupato. “Lo so che fai fatica a stare fermo, lo percepisco, ma ho notato che quando disegni o scarabocchi riesci a realizzare cose meravigliose. “Posso vedere cosa hai disegnato?” Luca le porse il foglio: le sue mani tremavano e il viso si colorò di rosso per l’imbarazzo. Nel disegno aveva rappresentato un bambino seduto su un’altalena, le cui corde fatte di fiori e di stelle erano legate alla luna. La professoressa lo accarezzò con dolcezza.
” Luca hai un mondo dentro lo sai?” Da quel giorno Luca cominciò a disegnare per raccontare le emozioni che sentiva. Disegnava per non urlare , per tenere ferme le mani, per dare forma ai ricordi. Disegnava per respirare. Col tempo si rese conto che il vuoto lasciato dalla madre non era soltanto dolore, ma spazio in cui far nascere qualcosa di luminoso. Forse, pensò, poteva riempirlo con i colori della vita, con la speranza. Forse poteva diventare un pittore famoso, uno di quelli di cui lei sarebbe stata fiera.
Ora Luca ha trent’anni. La sua firma brilla sotto quadri conosciuti e amati, mentre la firma dei bulli si è dissolta da tempo, persa tra i banchi sbiaditi di una scuola secondaria di primo grado.
A volte un foglio basta per dire ciò che la voce non riesce. Luca, con i suoi colori, capì che il dolore può fiorire basta legarlo alla luna, come un’altalena.
Classe 1 sez.F. A cura di: Castellano Lorenzo, Giovannoli Diego, Sanelli Nathan, Capodilupo Carolina, Suruceanu Cristian
