UN GESTO DI TROPPO
Ciro era un ragazzo di 12 anni, di un’imponente presenza che non passava inosservata, si distingueva infatti per la sua statura e il modo deciso con cui camminava nei corridoi della scuola: spalle larghe, sguardo duro, passo pesante. Sembrava più grande della sua età e forse lo era davvero, almeno dentro.. Aveva i capelli scuri, che portava corti e lisci con meches chiare rasate sui lati e sfumate. Il suo guardaroba era rigorosamente total black – jeans strappati con tasconi, giacca di pelle nera – interrotto solo da una t-shirt bianca. Non mancavano accessori vistosi: una lunga catena al collo e un grosso anello al dito.
Il ragazzo viveva in un appartamento con i suoi genitori. In casa però c’era un clima ostile, perché il padre era geloso e violento nei confronti della moglie. Non tollerava che la donna avesse una vita sociale; le amicizie erano un lusso che le aveva tolto. Per lei, lavorare in pasticceria era l’unico contatto con il mondo, ma anche lì, ogni conversazione con i clienti era vietata. La fine del turno non era libertà, ma solo l’inizio della frettolosa ritirata verso le quattro mura domestiche.
Un mattino, la madre di Ciro, schiacciata dal peso delle violenze subite, prese una decisione irrevocabile: si tolse la vita. Da quel giorno, la rabbia prese il posto delle lacrime. Il padre gli aveva insegnato che piangere era da deboli.
L’improvvisa tragedia fu traumatizzante per Ciro. Il dolore si trasformò in una violenza cruda e istintiva, e questo gli riusciva bene, in quanto la sua più grande passione era la box che praticava da qualche anno. Ogni parola gentile gli sembrava una minaccia, ogni sorriso una presa in giro. Provava dell’odio se vedeva dei forti legami di amicizia tra due o più persone e soprattutto tra maschi perché per lui proprio un uomo, cioè il padre, gli aveva tolto la persona più importante della sua vita.
Frequentava una scuola secondaria di primo grado in periferia e, da un po’ di tempo, aveva notato che due ragazzi, Alessio ed Edoardo, stavano sempre insieme: andavano nella stessa classe; praticavano entrambi il calcio e potevano vedersi anche il pomeriggio; molte volte si incontravano al parco e chiacchieravano a lungo.
Tutto questo lo rendeva invidioso e così, un giorno, decise di seguirli per capire quali fossero i loro movimenti e per pianificare la distruzione della loro amicizia. Cominciò a mettere zizzania tra i due con maldicenze e falsità, sia verbali che con minacce telefoniche continue.
Un pomeriggio Ciro si appostò sotto casa di Edoardo e, vedendo che il ragazzo non ancora usciva di casa, decise di bucargli la bici, per impedirgli di incontrarsi con Alessio. Quando Edoardo si accorse dello spiacevole imprevisto non poté avvisare l’amico, perché il suo telefono era fuori uso, dato che il giorno prima Ciro, facendogli uno sgambetto, glielo fece cadere e glielo ruppe.
Così all’appuntamento si presentò Ciro, il quale attaccò Alessio accusandolo di aver parlato male di lui e di avergli detto:
«Sei solo un violento e non hai cervello!»; «tuo padre è un assassino! »; « Ciro, Ciro, sempre in giro ,lo chiamano tutti per fare solo casino!».
Dopo che Alessio negò di aver pronunciato queste parole, cominciarono sputi e spintoni che degenerarono in una lite violenta. All’improvviso Ciro tirò fuori dalla tasca del pantalone il suo tirapugni e sferzò un pugno letale in faccia ad Alessio. Quest’ultimo cadde per terra inerme, dopo aver battuto la testa sullo spigolo della panchina di ferro.
La gente preoccupata si radunò attorno a loro chiedendosi cosa fosse successo.
I soccorsi arrivarono presto e portarono via Alessio. Ciro rimase immobile, il viso pallido,il respiro affannoso, una goccia di sangue scivolò lenta sull’asfalto.
Silenzio…un silenzio assordante lo avvolse. Non c’erano più voci, né corse, né sirene. Solo silenzio che gli entrava dentro, pesante come un macigno.
Ciro si rese conto della gravità di quanto accaduto e scoppiò a piangere:
“La vita di Alessio è in pericolo ed è solo colpa mia: perché è successo tutto questo?”
Oggi Ciro ha 18 anni, ha fatto un percorso di riabilitazione psicologica che l’ha aiutato a rispettare gli altri. Ha un paio di amici, quelli veri, che lo apprezzano per le sue qualità e non per il suo aspetto fisico… per lui è sempre stato un punto di forza !!.
Attualmente Ciro è accolto dalle scuole per portare la sua testimonianza e far capire ai ragazzi che l’odio provoca solo ferite.
“Credevo di essere forte. invece avevo solo paura. Paura di essere abbandonato, paura di assomigliare a mio padre. Quel pugno non ha colpito solo Alessio, ha colpito anche me, ogni giorno, per anni”
Un tempo Ciro dava i pugni, ora dona parole, perché ha capito che il dolore, se lo ignori, ti divora il cuore.
Classe 1F a cura di : Vitofrancesco Lorenzo, Balani Samuele, Manzi Leonardo, Del Gamba Gabriele, Capodicasa Beatrice, Marzoli Tommaso
