Bulli in piscina

Mi chiamo Marco e ho 12 anni. Questo è il racconto di cosa ho imparato sul bullismo, vivendolo in prima persona.                                                                                                                                                                                  

Ho un carattere molto determinato ma anche molto fragile e sensibile. Sono alto nella media, sono molto magro, ho i capelli scuri e gli occhi marroni. Non sono un brutto ragazzo, ma ho un difetto: il braccio destro è più corto del sinistro. Tutto è cominciato quando l’anno scorso ho iniziato ad andare in piscina. Qualche giorno dopo l’iscrizione, mentre mi recavo alla mia prima lezione di nuoto, ero un po’ ansioso per il fatto che mi sarei dovuto mostrare in costume. In pratica sarei stato quasi nudo e non avrei avuto addosso nemmeno una maglia per coprire il mio difetto.

Appena arrivato mi sono diretto subito nello spogliatoio, sperando di trovarlo vuoto. Fortunatamente non c’era nessuno e per un attimo mi sono rassicurato. Dopo qualche minuto, però è arrivato un gruppetto di ragazzi della mia stessa età e in quel momento mi sono sentito in imbarazzo perché continuavano a fissarmi con un “sorrisetto sotto i baffi”. Mi sono infilato subito l’accappatoio per l’imbarazzo e sono fuggito via verso la piscina. Sicuramente si credevanofighisolo perché erano alti e avevano molti muscoli. Li invidiavo un po’. A bordo piscina c’era un adulto e gli ho chiesto gentilmente chi fosse l’allenatore di nuoto agonistico e mi ha risposto che era proprio lui. Mi ha detto anche che dovevo aspettare cinque minuti seduto sulle panchine a bordo vasca, così ho fatto in attesa che mi chiamasse per iniziare l’allenamento.

Sono stati cinque minuti interminabili, temevo che quei ragazzi continuassero a guardare il mio braccio e purtroppo, è andata proprio così: i ragazzi mi fissavano e parlottavano tra di loro, indicandomi e ridendo . Fortunatamente l’allenamento è iniziato, il mister mi ha chiamato e mi ha presentato al resto del gruppo, compresi i bulletti. In quel momento ho sperato che non mi prendessero più in giro, ma non è stato così. Infatti durante l’allenamento l’istruttore mi ha corretto molte volte e quei ragazzi hanno avuto altri motivi per prendere in giro il mio modo di nuotare con un braccio più piccolo, infatti ero goffo e impacciato.

Mi hanno ferito molto e stavo così male che dopo quella esperienza non volevo più andare a nuoto. Ho raccontato tutto a mia madre e lei mi ha detto: “Prova a ignorarli”. Le ho risposto: “Ci proverò, ma se non ci riesco voglio cambiare sport perché mi fa stare troppo male il loro comportamento”.                                        Un paio di giorni dopo sono tornato in piscina con molta determinazione ma anche con tanta paura. Il solito gruppetto di ragazzi ha ricominciato con le battute crudeli sul mio braccio tipo: “Guardate Marco! Con quelle braccia sembra una gru! Una più corta dell’altra! Come fai a nuotare? Giri solo in tondo?”                Quelle parole mi hanno ferito molto così ho deciso di rivolgermi al mio allenatore. Lui mi ha risposto che non mi dovevo preoccupare e che avrebbe sistemato le cose. In preda all’ansia gli ho chiesto in che modo mi avrebbe aiutato e mi ha detto e che avrebbe parlato con quei ragazzi facendoli riflettere sul loro comportamento da bulli. Tuttavia io ero ancora molto turbato e la mia idea era di non voler mettere più

piede in piscina e così ho fattoe per il resto della settimana non ci sono tornato inventandomi delle scuse con mia madre.  La settimana dopo quando ho deciso di riprovare, lui mi ha raccontato che aveva parlato con i ragazzi e di non preoccuparmi più. Quel giorno però loro hanno continuato ancora a prendermi in giro per il mio difetto: era evidente che non avevano ascoltato il discorso dell’allenatore.

Le loro parole mi stavano ferendo troppo, tanto che non mi sentivo più un ragazzo” normale” perché pensavo che avevano ragione loro e che” io” ero sbagliato.

Sono tornato dall’allenatore per raccontargli il mio stato d’animo e lui mi ha detto che non ero io a essere sbagliato, ma lo era quel gruppetto che continuava a prendermi in giro. Ha detto che era sicuro, che se avessero avuto loro un braccio più corto non avrebbero avuto il coraggio di uscire di casa e che io invece ero molto coraggioso. Mi ha detto le stesse cose che mi diceva mia mamma e questo mi ha risollevato moltissimo. Quando sono tornato in piscina per l’allenamento successivo ero molto più tranquillo, perché sapevo che se mi avessero preso in giro dovevo ripensare alle parole dell’allenatore e di mia madre, che mi avevano rassicurato. Quel giorno il mister ha provato a riparlare con il gruppetto senza ottenere nessun risultato, gli insulti continuavano, provavo molta rabbia e pensavo alla superiorità con cui mi guardavano quei bulli, ma capivo sempre di più che superiori non lo erano, anzi…Anche se pensavo questa cosa dentro di me, fuori non riuscivo a esprimermi, ma finalmente quel giorno ci sono riuscito. Ho preso tutto il coraggio che avevo e ho detto quello che pensavo a quei ragazzi e loro sono rimasti di stucco di fronte alle mie parole e al mio coraggio.

Mi sono sentito svuotato dopo quello sfogo, l’allenatore che aveva visto tutta la scena dopo un po’ è intervenuto dicendomi che ero stato bravo a reagire. Quando sono tornato a casa ho raccontato tutto a mia mamma, lei mi ha abbracciato e mi ha detto che era fiera del mio coraggio. Da quel giorno i ragazzi non mi hanno preso più in giro perché hanno finalmente capito che non è giusto deridere una persona con disabilità, che magari già vive con disagio la propria condizione. Da quel giorno mi sono sentito molto sollevato e ho capito anche che i bulli sono spesso solo persone che hanno subito atti di bullismo a loro volta e, per un forte malessere si comportano male. Li ho perdonati e ho deciso che io non farò mai lo stesso sbaglio.

Breggia Maria

Caldarelli Marika

Monetti Ludovica

Ciferni Riccardo