LA VITA DI GIOVANNI BATTI PANNI

Questa è la storia di Giovanni Battipanni, un grazioso ragazzino di undici anni.

Giovanni era robusto di corporatura, era un po’ bassino ed era molto timido, queste sue caratteristiche sarebbero state la causa di tante, anzi di continue offese e prese in giro.

All’età di sette anni si trasferì da Rimini a Pescara con la propria famiglia: il suo papà Andrea, che aveva vinto un concorso come direttore di banca e a cui avevano assegnato il posto a Pescara, la mamma Luisa e il fratellino più piccolo Giacomo.

Quando Giovanni scoprì la destinazione, incuriosito, iniziò subito ad informarsi sul luogo dove avrebbe passato la sua adolescenza, fece ricerche sulle scuole, sui parchi dove poter giocare a pallone, sulle spiagge dove avrebbe potuto trascorrere l’estate insieme alla famiglia, insomma dove avrebbe potuto trovare degli ambienti a lui familiari che gli potessero ricordare la sua città di origine. Pescara gli piacque subito, proprio perché aveva delle somiglianze con Rimini. Arrivò il momento del trasferimento, era il 20 giugno del 2024 e coincideva proprio con il giorno del suo compleanno: Giovanni era molto emozionato, per lui stava iniziando una nuova avventura, aveva tante aspettative che però, non si rivelarono positive.

Il primo approccio con la nuova città non fu così entusiasmante perché Giovanni si dovette subito confrontare con una realtà differente da quella a cui lui era abituato. La mamma Luisa, per farlo socializzare, lo iscrisse a un campus estivo presso uno stabilimento balneare e inizialmente il ragazzo socializzò con dei suoi coetanei: Giuseppe, Leonardo, Sara e Gemma.

Giovanni era contento di trascorrere le giornate al mare tra giochi, bagni e partite di calcio con i suoi nuovi amici di Pescara, ma la sua tranquillità e la sua spensieratezza durarono poco.

Era il 3 luglio, Giovanni, come tutte le mattine, arrivò accompagnato dalla mamma Luisa alle ore 9:00 al campus e scoprì che erano arrivati dei nuovi bambini, più grandi di lui, che subito lo presero di mira e Giovanni cominciò a capire cosa significasse essere BULLIZZATO.

I nuovi arrivati, Kevin, Brian e Carlos, erano ragazzini molto vivaci e molto aggressivi, assumevano atteggiamenti “spocchiosi” e tutti avevano paura di questo trio di PREPOTENTI e nessuno aveva il coraggio di rispondere loro. Tutti, compreso Giovanni, che subì da loro le offese più cattive e pesanti. Lui, che era un bambino gentile, educato e tanto socievole, si trasformò subito in un bambino cupo, chiuso e diffidente e la sua avventura presso il campus estivo, iniziata positivamente e con tanto entusiasmo, divenne un incubo, una tortura. Giovanni, aveva solo sette anni e per lui era difficile poter gestire le emozioni che stava provando, quelle emozioni che erano un mix di paura, tristezza e ansia, ma soprattutto per lui era difficile comunicare ciò che stava provando ai genitori, gli stessi genitori che stavano cercando di garantirgli un ambiente sano e stimolante, così cominciò a tenersi tutto dentro, iniziando ad assumere un atteggiamento di chiusura e di isolamento.

Arrivò il mese di settembre e il primo giorno di scuola il 12.

I genitori di Giovanni erano stati molto attenti nella ricerca dell’Istituto da far frequentare al loro figlio ed erano molto ottimisti perché avevano visto una scuola piena di progetti innovativi, di aule colorate e di disegni: la scuola che avrebbe fatto rinascere sicuramente il proprio figlio.

L’Istituto si chiamava Virgilio e comprendeva sia classi di scuola primaria che classi di scuola secondaria, era ubicato in quartiere della città chiamato “COLLI”, era un edificio molto grande, circondato da un parco pieno di verde, dotato di un auditorium, di una palestra molto grande e di molti laboratori interattivi.

La mattina del 12 settembre Giovanni si svegliò e si preparò in fretta perché non voleva far tardi, arrivò a scuola, la sua classe era la 2°A ed era composta da 18 bambini.

Il primo giorno per lui si rivelò, sfortunatamente, pieno di ansie e agitazione, le stesse che aveva provato al campus estivo e da cui sperava di essersi liberato, invece si ripresentarono, infatti ricominciarono le prese in giro riguardanti il suo cognome. Giovanni, allora cercò di essere simpatico ai suoi compagni di classe, ma loro lo escludevano, lo sminuivano, lo rifiutavano e lo insultavano. Purtroppo, si era ritrovato nella stessa classe dei “bulli” del campus estivo: Kevin, Brian e Carlos che sembrava non volessero porre fine al loro atteggiamento arrogante e aggressivo nei confronti di Giovanni.

Finalmente, però il ragazzo decise di parlare dell’accaduto con il suo unico amico Samuele:

“Samuele, ti potrei parlare? Sai non sto passando un bel periodo”.

Samuele rispose con tanto affetto: “Amico mio, dimmi, cosa sta succedendo? Purtroppo, non frequento la tua classe e quindi non so nulla, ma ci sono sempre per te quando ne hai bisogno!”                                                           Giovanni gli confessò: “Sai in classe molti mi prendono in giro, soprattutto Kevin, Brian e Carlos, te li ricordi? Sono quelli che venivano al campus estivo, mi offendono per via del mio cognome, mi prendono in giro perché sono basso, mi sfottono senza che io sia in grado di difendermi o di oppormi in qualche modo, approfittano della mia debolezza, visto che non rispondo mai e che sto sempre zitto. Purtroppo questo mio comportamento passivo mi porta a chiudermi e non parlo più con nessuno, nemmeno con i miei genitori”.

“Mi dispiace, Giovanni ti vorrei dare un consiglio, ma ho bisogno di un’informazione, quali sono le prese in giro più frequenti che ti vengono rivolte?” -Domandò Samuele- “Sono queste: quando stendi i panni? Per il mio cognome. Che tempo fa laggiù? Per la mia altezza, quando prenoti una visita dalla nutrizionista? Per il mio fisico perché sono un po’ robusto di corporatura”- Elencò piangendo Giovanni-“Mi dispiace amico mio, l’unico consiglio che ti posso dare è quello di ignorarli, perché penso siano solo invidiosi.” -Esclamò Samuele- “Grazie amico! Mi sento molto meglio ora che mi sono sfogato con te, ti voglio e ti vorrò sempre bene.” -Ringraziò Giovanni.

Purtroppo tra alti e bassi gli anni passarono, Giovanni cercò di ignorare quei bulli, ma non sempre ci riuscì e arrivò anche l’inizio della prima media. Durante il primo giorno di scuola, Giovanni si sentiva molto agitato. Quando entrò in classe, vide che era tutto nuovo, amici e aula… I primi con i quali socializzò di più furono: Silvia, Gioele, Francesca, Francesco, ma soprattutto riuscì a incontrare di nuovo il suo più caro amico Samuele. Giovanni era eccitato durante il primo giorno di scuola e fortunatamente capitò in una classe tranquilla, vivace, educata e rispettosa e non ci furono più insulti e provocazioni nell’ arco dell’anno. Lo sport che praticava Giovanni era il calcio e anche tra i suoi compagni di squadra risultò simpatico a tutti e non ci furono prese in giro. Con il suo comportamento, il nostro amico Giovanni, ci ha dimostrato che ignorare le persone “prepotenti” può essere un modo per vincere contro il bullismo.

Di Tullio Francesca

Catalano Samuele

Cirone Silvia

Crisante Gioele

Settembrini Francesco