PIACERE, SONO MATEO LA FEMMINUCCIA….

Sono Mateo e anni fa sono stato vittima di bullismo. Le medie sono state il periodo peggiore e più complesso di tutta la mia vita, il mio pensiero ogni mattina era: “Spero che oggi sia il giorno in cui i bulli la smettano”. Tutto cominciò in seconda media, ora ho diciannove anni e solo adesso riesco a raccontare la mia storia con estrema tranquillità. Era il primo giorno di scuola e decisi di mettere il mio indumento preferito: un maglione rosa che in tutta la sua banalità, mi faceva impazzire abbinato a un fermaglio per capelli di un magenta meraviglioso o almeno a me sembrava meraviglioso. Appena arrivato salutai il mio amico Edward, non avevo legato particolarmente con gli altri compagni, perché non riuscivo a relazionarmi con quelli troppo esagitati e la mia 2°F era la classe più nota per vari episodi di bullismo. Una volta entrato l’atmosfera sembrava diffidente, tutti mi fissavano e tra uno sguardo e l’altro riuscivo a sentire delle risatine. Diventai rosso come un pomodoro, corsi al mio banco e mi misi accanto al mio amico Edward. La campanella suonò, andai in bagno e trovai Simon e Jonathan che sembrava mi aspettassero impazienti! Li ignorai e decisi di proseguire avanti verso il secondo bagno, ma loro me lo impedirono, quindi mi spinsero con tutta la loro forza e cominciarono ad esclamare frasi del tipo:” Femminuccia!”, “Sembri una Barbie vestito così.”

E molto altro. Provai a rispondere, ma sentii come un nodo alla gola, non riuscivo a parlare, a reagire! Rientrato in classe seguire la lezione per me era impossibile, ero completamente concentrato sulle quelle frasi, si ripetevano nella mia mente continuamente, fino al tormento. All’uscita di scuola Edward decise di accompagnarmi a casa, mi parlò del più e del meno, ma io non riuscivo a seguire nulla del discorso, pensavo solo all’accaduto. Arrivai a casa e mia madre, che aveva già capito che qualcosa non andava, mi chiese: “Tutto bene Mateo?” Risposi: “Sì”, era indubbiamente una bugia;per pranzo non mangiai niente, rimasi l’intero pomeriggio sul letto a fissare il soffitto, ignaro del fatto che il giorno dopo avrei avuto un’interrogazione di scienze su ben due capitoli. L’indomani tornai a scuola, mi ricordai della verifica orale! Non avevo studiato nulla! Il professore entrò e subito iniziò le interrogazioni, con il libro cominciò il sorteggio, iniziai a sudare, l’insegnante disse: “Sette più dieci…diciassette…Mateo alla lavagna!” Iniziai a sudare, si poteva ben intuire che non ero pronto e mi beccai un bell’ impreparato sul registro. Tutti iniziarono a ridere all’unisono:” Che c’è? La femminuccia non ha studiato?” Volevo scappare, urlare, fare qualcosa! Avevo gli occhi lucidi, nella mia mente c’era solo il nero senza alcuna via di uscita. Edward cercò di rassicurarmi, ma purtroppo non funzionò. La mia giornata dopo la scuola si ripeteva nello stesso modo: non mangiavo quasi mai, avevo un buco nello stomaco continuamente, guardavo il soffitto e la notte non chiudevo occhio. A scuola i bulli continuavano a insultarmi senza mai                                                                                                                                                                                 smettere, ormai non ce la facevo più. Un giorno mi recai in bagno nell’ora di arte, loro mi seguirono, sembrava che avessero architettato già un piano. Si avvicinarono con fare minaccioso e iniziarono con uno spintone, poi un altro ed un altro ancora, fino a che non cominciarono a picchiarmi dicendo:” non meriti di essere al mondo”, “sei solo una femminuccia”, “fai schifo, sei orrendo!” Nel mentre filmarono tutto! Scappai in un lago di lacrime, con il terrore e il gelo sotto la pelle, accompagnato da vocine che mi urlavano nella testa che loro avevano ragione, non avevo motivo di esistere! Le critiche sotto al video non tardarono ad arrivare, sempre più cattive, sempre più spietate di commento in commento. Mi chiusi nella mia cameretta. Ero esausto. Mi condizionai, cominciai a credere a tutto quello che i bulli mi dicevano, preso dall’ira buttai il maglione rosa, il mio prezioso fermaglio? Lo spezzai in mille pezzi. Non capivo che in quel momento avevo preso la decisione più sbagliata: non essere più me stesso solo per il timore delle critiche che facevano più male dei loro spintoni, no, non riuscivo a farmele scivolare. Avevo paura perfino di mettere piede in classe, sorgeva questa domanda nella mia testa:” Oggi che cosa accadrà di nuovo?” Avevo tutta la mia classe contro, chiunque mi derideva, tranne il mio fedele amico Edward. In bagno ci fu l’ennesimo episodio di bullismo, il mio migliore amico filmò qualunque cosa per avere delle prove, fece vedere tutto a mia madre e le spiegò la situazione, lei già aveva intuito che qualcosa in  me non andava, che il mio sorriso era svanito da tempo e che la mia risata era solamente un vecchio ricordo .Mi parlò a lungo, ma fu uno dei discorsi più vitali della mia vita:“ Ricordati, non è un fermaglio color magenta a far di te un bersaglio per quei bulli, tu sei unico e speciale così come sei, non cambiare mai per compiacere gli altri,nemmeno la persona più importante per te, ricordati l’accessorio è un tuo valore aggiunto”. Possono sembrare solo delle semplicissime parole, sì, delle semplicissime parole che mi fecero riflettere per tutta la sera. La mattina seguente mi svegliai finalmente con un gran sorriso! Indossai per prima cosa una felpa rosa abbinata ad un jeans strepitoso, successivamente raccolsi ogni singolo pezzo di fermaglio dal cestino e lo riattaccai con la colla, ero orgoglioso di me! Arrivato a scuola camminai come in una sfilata di moda. Gli insulti erano il mio ultimo pensiero, io mi sentivo bello così e nessuno mi avrebbe fatto pensare il contrario. Sì, stavano ridendo di me, ma non ci diedi per niente peso, in fondo erano solo suoni.

Il mio messaggio è:” Sii sempre te stesso e non farti condizionare mai da nessuno, nemmeno dalla persona più importante per te!   

Spadaccini Gemma

Di Gregorio D’Incecco Eleonora

Coronato Michele

Di Sabatino Antonio